DOMUS ROMANA

La domus di via Varrone permette di scoprire le fasi più antiche della storia di Asti, attraverso le suggestioni che trasmette lo scavo archeologico.
Hasta fu fondata nel secondo secolo a.C. nell’ambito delle campagne di conquista effettuate dai Romani nel Piemonte meridionale, e cominciò ad assumere un aspetto monumentale soprattutto in epoca imperiale.
La domus rappresenta un rinvenimento di un’importanza davvero eccezionale: oltre a testimoniare l’evoluzione della città attraverso i secoli, presenta un mosaico pavimentale di una qualità unica per il Piemonte.

Il protagonista del sito è senza dubbio il mosaico che decorava il pavimento del triclinium , ovvero la sala da pranzo di questa abitazione appartenente a una famiglia di ceto decisamente agiato.
L’area a mosaico misura m 3 x 1,70, e presenta non solo cornici con motivi geometrici realizzate con tessere bianche e nere, ma anche figure ispirate al mondo naturale: rami d’edera, pesci e altre creature marine.
Il mosaico è reso ancora più prezioso dalla presenza di decorazioni realizzate con diversi tipi di marmi colorati.

Anche i muri interni della domus presentavano segni di raffinatezza: durante gli scavi gli archeologi hanno infatti trovato dei frammenti di intonaco colorato, che dovevano rendere i muri più impermeabili ed esteticamente piacevoli. Riuscite a vedere quelli ancora presenti sul muro, nella loro posizione originaria?
Anche sulla base di altri rinvenimenti effettuati nella zona, si può dire che la realizzazione di pitture parietali, mosaici e addirittura piccoli impianti termali privati avvenne ad Hasta a partire dalla seconda metà del I secolo d.C.: in quel periodo si assistette infatti a un fenomeno di “ristrutturazione” della città, che coinvolse non solo le aree pubbliche ma anche gli edifici privati.

La domus doveva essere non solo bella ma anche dotata di tutti i comfort dell’epoca: aveva infatti anche una specie di “riscaldamento a pavimento” dei giorni nostri.
Come lo sappiamo? Ancora oggi si possono vedere dei pilastrini, appartenenti a un sistema di riscaldamento chiamato dagli archeologi “a ipocausto” (letteralmente: “brucio sotto”, in greco antico). I pilastrini servivano per creare un’intercapedine al di sotto del pavimento, in cui veniva fatta passare l’aria calda. Il riscaldamento dell’aria avveniva grazie all’azione di un forno.

Vedete i muri con un orientamento diverso rispetto a quelli della casa romana?
Si tratta dei resti di alcune strutture di epoca medievale. Al termine di un periodo di relativo abbandono, con l’anno Mille la zona cominciò ad essere di nuovo più intensamente frequentata: proprio in questo periodo furono infatti costruiti qui almeno due edifici.
Il diverso orientamento degli edifici si dovette all’apertura di un nuovo asse viario: l’attuale via Varrone, che non rispettava più la maglia regolare delle strade di epoca romana.

La domus si trovava subito a nord del decumano massimo, il principale asse viario che attraversava la città in direzione est-ovest.
I ceti più abbienti decisero di costruire le loro abitazioni in questa zona probabilmente per via della vicinanza all’area pubblica del foro, che ad Hasta si affacciava proprio a nord del decumano.
Il foro doveva trovarsi invece nei pressi di Corso Alfieri 365, come testimoniano i resti archeologici ancora visibili presso la Cripta di Sant’Anastasio.
Una curiosità: il decumano massimo ha cambiato aspetto ma ha mantenuto la sua importanza nel corso dei secoli. Corrisponde infatti all’attuale Corso Alfieri, ancora oggi una delle vie più importanti ed eleganti della città! All’epoca il decumano fu realizzato come “prolungamento urbano” della via Fulvia, che collegava Dertona (Tortona) con Iulia Augusta Taurinorum (Torino). Questa arteria stradale era molto importante perchè collegava i passi alpini con la pianura padana e i porti liguri.