Corso Alfieri 367/A

De summo ad imum. Dall’alto in basso.
Epifanés kaì krypté. Manifesto e nascosto.
L’aperta opposizione in queste due coppie di aggettivi, latini i primi e greci i secondi, affiora, quasi spontanea né casualmente, alla mente di un giovane uomo che coltivò con amore gli studi classici.
La superficie (l’alto), quella visibile in Corso Alfieri 367, mostra apertamente alla vista del passeggere il palazzo che, edificato dopo il 1908, ospita nelle sue aule il Liceo classico Vittorio Alfieri.
Il fondo (il basso), nascosto proprio al di sotto di esso, schiude alle persone curiose disposte a scendere un piccolo tesoro architettonico antico di un millennio: la Cripta di Sant’Anastasio.
Ecco allora che i vagheggiamenti di eco classica assumono un senso compiuto non solo per qualche ex studente che abbia calcato i corridoi ampi e austeri dell’Alfieri, ma anche per chiunque altro.
La Cripta e Museo di Sant’Anastasio consiste in un monumento uno e bino: al contempo sito archeologico e museo. L’intitolazione deriva dalla dedica dell’originale chiesa romanica dell’XI secolo (i cui resti sono ora parte del sito archeologico, insieme a sepolture di età precedente) ad Anastasio, il santo risorto, particolarmente venerato dal re longobardo Liutprando (VIII secolo, a sua volta artefice di una vera e propria rinascenza delle arti presso il suo popolo), il quale governò su un regno di cui Asti, città di fondazione romana, fu sede ducale.
Scesi i gradini dell’ingresso di Corso Alfieri 367/A, l’atmosfera si fa sempre più rarefatta attraverso le sale espositive e il corridoio, che hanno raccolto dal territorio ed espongono reperti del medioevo astigiano (un paliotto d’altare in bassorilievo con tracce dell’originaria policromia; colonne, pietre cantonali e capitelli con le targhe araldiche dei notabili dell’antico Comune di Asti; conci d’arco e resti lapidei di monasteri e chiese abbattuti in età napoleonica), fino a sciogliere la climax dell’attesa alla soglia del sancta sanctorum: la cripta (la nascosta, appunto), anticamente collocata sotto il presbiterio della chiesa romanica. È essa, testimone millenaria della storia della nostra città, che concentra e amplifica le suggestioni che si accumulano a mano a mano nel petto di colui che compie il percorso di visita.
In realtà, ecco che la conclusione della visita richiama l’abbinamento oppositivo: dalla discesa fisica sotto la superficie, l’elevazione spirituale della coscienza che si nutre di colte scoperte, di storia, di bellezza.
Entrata nel novero dei monumenti della Fondazione Asti Musei nel 2018, la Cripta e Museo di Sant’Anastasio è stata da allora oggetto di riqualificazione e valorizzazione, innanzitutto dal versante strutturale (con il meritato completamento del percorso espositivo attraverso nuovi pannelli didascalici e fotografici in grande formato, la riqualificazione dei servizi igienici, l’installazione di nuovi impianti di accesso tramite biglietto SmarTicket acquistabile presso la biglietteria di Palazzo Mazzetti, l’attivazione dell’impianto di filodiffusione) e, successivamente, anche da quello operativo (con l’attivazione periodica di servizi di visita guidata e di attività didattico-divulgative proposte sia ai privati sia alle scuole).