PALAZZO MAZZETTI

Nella città olandese di Bolswart si conserva la pietra sepolcrale di Cesare Mazzetti, esponente del ramo astigiano stabilitosi in Olanda nel 1587. L’attività nel commercio e nel prestito di denaro di questa nobile famiglia, originaria di Chieri, è documentata nelle Fiandre e in Frisia. A partire dal XV secolo i Mazzetti  hanno interessi economici nell’Astigiano e, nel 1442, i figli di Domenico Mazzetti acquistano parte del feudo imperiale di Frinco, dove esercitano i diritti di conio contestati nel tempo sia dal Duca di Savoia che dalla Repubblica di Venezia per la falsificazione di monete. Nel corso del Settecento i Mazzetti sono tra le famiglie più ricche di Asti e la loro affermazione nel contesto sociale della città è rappresentata dal palazzo ampliato dal marchese Giulio Cesare Secondo, figlio di Giovanni Battista e proprietario di un enorme patrimonio fondiario. Indiscussa dimora di prestigio, il palazzo ospita nel corso dei secoli personalità come Giacomo Stuart (1717), il re di Sardegna Carlo Emanuele III (1727) e Napoleone I (1805). Dall’ultimo quarto del Seicento il conte Giovanni Battista inizia l’opera di accorpamento degli edifici medievali dell’isolato di corso Alfieri e la costruzione di nuovi ambienti. I lavori impegneranno il nobile per un arco di trent’anni, coinvolgendo équipes di mastri da muro, falegnami, stuccatori, indoratori e pittori. Negli anni 1751-1752 l’architetto Benedetto Alfieri progetta la costruzione dell’ala orientale ed una nuova facciata. Negli ambienti la decorazione è realizzata sotto la direzione dall’architetto. Lo stucco bianco è impiegato nel risalto delle strutture architettoniche ed è evidente l’utilizzo di schemi innovativi come nella volta del Salottino Rosso, riscontrabili negli esiti successivi dei prestigiosi cantieri alfieriani di Torino (Palazzo Chiablese, Palazzo Isnardi di Caraglio).

Lo stabile rimane in possesso della famiglia Mazzetti fino al 1829 quando, spentosi l’ultimo discendente Paolo, passa in eredità al nipote Pietro Roero di Settime. Tra gli affittuari di quel periodo troviamo il conte Luigi Alfassio Grimaldi di Bellino che lo acquista nel 1846. Il cantiere novecentesco prende avvio dopo l’acquisto dell’immobile da parte della Cassa di Risparmio di Asti (1937). Dalla fine degli Trenta del ‘900 il Palazzo è sede del Museo Civico. Acquistato nel 2000 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con l’obiettivo di creare un importante polo di attrazione culturale, l’edificio è stato restituito alla città nel dicembre del 2011, completamente recuperato e con un rinnovato allestimento delle collezioni civiche e degli ambienti per mostre temporanee. Nelle sale del piano nobile, caratterizzate dalla raffinata decorazione barocca, sono esposti dipinti e collezioni otto e novecentesche: i preziosi manufatti raccolti dal contrammiraglio della Regia Marina Enrico Secondo Guglielminetti durante i suoi viaggi in Oriente, gli intagli del celebre Giuseppe Maria Bonzanigo (Asti, 1745 – Torino, 1820) e i tessuti antichi della raccolta Gerbo. Al secondo piano le collezioni di pittura e scultura del XIX e del XX secolo documentano la storia figurativa astigiana come la ricca raccolta di opere di Michelangelo Pittatore, i cui ritratti rappresentano un vero documento della borghesia astigiana dell’epoca post unitaria. La collezione di opere del Novecento è legata ad eventi culturali importanti di Asti: dalla mostra d’arte contemporanea del 1949 alle edizioni del Premio Alfieri (1950, 1959, 1962). Il percorso museale, che comprende anche la scultura, si conclude con le opere pervenute al museo in occasione di mostre annuali o per donazione di privati.

fondazione cassa di risparmio
comune di asti
provincia di asti