TORRE TROYANA

In piazza Medici sorge la Torre Troyana, detta anche Torre dell’Orologio, a pianta quadrata, alta 44 metri; salendo i 199 gradini della scala in legno presente al suo intero è possibile raggiungere la cima e godere di una meravigliosa vista sull’intera città.

La torre, pertinente al palazzo della famiglia Troya, è sorta nel XIII in uno snodo nevralgico per la città medievale. La posizione, strategicamente molto significativa, sottolinea il ruolo di spicco che la famiglia occupava nel tessuto sociale cittadino; le notizie sui Troya sono scarse, ma permetto di seguire l’ascesa e il successivo declino di questa influente famiglia. La casata poteva vantare una fiorente attività di prestito monetario in diverse zone d’Europa (Germania, Francia, Belgio) e la costruzione di un palazzo e di un’alta torre rientra nella politica volta a mostrare la ricchezza accumulata dai membri di questa famiglia; un prestigio testimoniato anche dalle cronache cittadine che ricordano il divieto, infranto dai Troya, di innalzare torri più alte di quella di proprietà delle famiglie Bertramenghi Scarampi (alta circa 36 metri). Relative a questa prima fase costruttiva sono le monofore che si aprono nella parte più bassa dell’edificio, ben diverse architettonicamente dalle bifore che ornano la parte più alta della torre e risalenti a interventi successivi, dettati non solo da necessità estetiche. Nei primi anni del XIV secolo, infatti, i Troya vengono coinvolti, come quasi tutte le casate astigiane, nella feroce lotta che vede scontrarsi due fazioni avversarie, quella dei De Castello e quella dei Solaro, alleati dei Troya. Questi ultimi vengono cacciati dalla città e deprivati di tutte le proprietà all’intero della cinta muraria; dopo un esilio durato poco più di un anno la famiglia rientrerà in possesso del palazzo e darà inizio ad alcune opere di rinnovamento dell’edificio. Risalgono a questa fase, oltre a una drastica modifica planimetrica del palazzo, anche le dodici bifore con archi a tutto sesto distribuite su tre piani e la fascia terminale costituita da tre ordini di archetti realizzati in cotto e arenaria alternati, tipici dell’astigiano.
La torre e il palazzo, di proprietà dei Troya fino all’estinzione della famiglia avvenuta nel corso del Quattrocento, passano nel 1560 a Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, che destina la torre alla funzione pubblica di battere le ore. La campana presente sulla cima, completamente restaurata e ricollocata nella sua originaria posizione, risale al 1531 ed è una delle più antiche di tutto il Piemonte.

Dal 1° novembre al 31 marzo, la torre rimane chiusa per motivi di sicurezza poiché il freddo e il gelo rendono gli scalini impraticabili.

Dal 1° aprile, la torre è nuovamente visitabile per regalare ai visitatori una vista “mozzafiato”.